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Metti una sera a cena, casomai di lunedì, mentre la pianura padana scivola dentro la nebbia e i vetri dell’osteria s’imperlano di vapore.
Metti tre imprenditori, tutti intorno ai trent’anni, che in questo paesino lombardo di cadenza emiliana sono nati e cresciuti, dividendosi giornate e sogni. E metti infine una passione, un’idea tenace che corre a perdifiato su due ruote e fila dritta verso il traguardo. Poi tira i fili della sceneggiatura, annodali come in un film di Pupi Avati e avrai l’architettura di questa piccola storia che sa di provincia italiana e successo internazionale, tradizione e tecnologia, fantasia e management.
Il risultato è l’immagine su cui scorrono i titoli di coda: una bicicletta come non ne esistevano più da tempo, lineare, senza marchi né altri orpelli, nuda ma curata in ogni minimo dettaglio. La stessa che un mese fa ha inforcato Ségolène Royal, probabile candidata socialista all’Eliseo, durante la «Festa della Rosa» di Frangy en Bresse, il villaggio della Borgogna dal quale è partita la sua campagna presidenziale. E che, dicono, sia stata scelta pure da Massimo e Milly Moratti per le loro passeggiate a Forte dei Marmi, oltre che dagli chef Claudio Sadler e Gianfranco Bolognesi.
La carta d’identità di quest’ennesimo «miracolo» del Made in Italy si condensa in poche righe. Il nome: Abici. I modelli: quattro (uomo, donna, corsa e, dal prossimo anno, mountain bike). Il telaio: in alluminio, costruito e assemblato artigianalmente. La sella: in pelle Brooks.
Il sito: www.morefactory.com.
Il prezzo: da 500 euro in su.
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